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Sicilia, primi anni del XIX secolo. La Costituzione borbonica del 1812 era stata soppiantata dalla nascita dell’unificato Regno delle Due Sicilie, che aveva restituito alla nobiltà siciliana lo smalto di un tempo, a discapito di un Risorgimento sempre più crescente, alimentato dal vento repubblicano che nel XVIII secolo aveva pervaso tutta l’Europa.
L’unione dei due Regni, però, aveva inferto un colpo mortale all’autonomia della Sicilia, sebbene dotata di un parlamento proprio, feudo baronale voluto da una forma di monarchia costituzionale fino a quel momento vigente nell’isola, ma che fatalmente si avviava verso un inarrestabile tramonto.
In questo contesto si sviluppa la storia di un barone catanese, consapevole del poco tempo che gli resta da vivere e tormentato dalla gelosia all’idea di lasciare la giovane moglie, destinata a godere della sua cospicua ricchezza. Come ogni uomo che sa di dover presto presentarsi al Padreterno, ripercorre la propria vita sulle orme della sua giovinezza, segnata dall’ombra di un padre che ha cercato troppo tardi di emanciparlo. Il tutto è scandito da colpi di scena e situazioni particolari che impongono inevitabili compromessi.
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