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Il femminicidio è un tema che arriva senza bussare,
che irrompe nelle coscienze attraverso le cronache,
le vite spezzate, le voci che chiedono ascolto.
È un tema che non permette neutralità. Si può voltare lo sguardo altrove, certo, ma il prezzo è l’indifferenza:
e l’indifferenza è sempre complicità.
Questo libro nasce da una domanda semplice quanto scomoda:
come è possibile che, nel XXI secolo, le donne continuino a morire per mano di chi avrebbe dovuto amarle?
Da questa domanda ne scaturiscono molte altre, che attraversano la storia, le leggi, la cultura, le relazioni umane. Perché il femminicidio non è un fatto isolato:
è un fenomeno che affonda radici profonde.
Capirlo significa riconoscere le connessioni fra passato e presente, fra ciò che siamo stati e ciò che vogliamo diventare come società.
Ho sentito il bisogno di ricostruire queste radici non per condannare soltanto, ma per comprendere. Ho scelto di esplorare il fenomeno con gli strumenti della storia, del diritto, della sociologia, della psicologia, ma anche con il linguaggio dell’empatia e della testimonianza. Perché la conoscenza deve essere completa:
rigorosa, ma anche umana.
Ogni dato, ogni legge, ogni caso raccontato in queste pagine ha un volto, una storia, una famiglia,
un vuoto che non si colma.
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